Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi
Cultura
La Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi è uno dei luoghi più singolari di Civitavecchia, non solo per la sua dedica, ma anche per il legame concreto che stabilisce tra la città e la storia del cristianesimo in Giappone. Le fonti locali e istituzionali concordano nel datarne la costruzione al 1864, per iniziativa dei Padri Minori francescani, e nel ricordare che la chiesa fu intitolata ai 26 martiri di Nagasaki, uccisi nel 1597 durante le persecuzioni anticristiane.
Il valore di questa chiesa, però, non sta soltanto nella sua origine ottocentesca. A renderla davvero rara è il grande ciclo pittorico realizzato da Lucas Ryuzo Hasegawa, artista giapponese cattolico che lavorò qui per diversi anni nel secondo dopoguerra. Le fonti consultate collocano il suo intervento tra il 1951 e il 1957, o comunque in un arco molto vicino, e lo descrivono come un caso eccezionale nel panorama europeo: una chiesa dedicata ai martiri giapponesi, affrescata da un pittore giapponese, con un programma iconografico che unisce linguaggio cristiano e sensibilità figurativa orientale.
All’interno, gli affreschi raccontano episodi della fede cristiana e soprattutto il martirio dei religiosi uccisi a Nagasaki. Le pareti dell’abside mostrano la scena del supplizio dei ventisei martiri, mentre altre pitture sviluppano figure sacre e temi legati alla spiritualità francescana. Una delle immagini più note è la cosiddetta Madonna col kimono, che rende immediatamente visibile il dialogo fra iconografia cattolica e cultura giapponese. Anche il soffitto partecipa a questo racconto e include una galleria di santi e simboli che amplia il significato dell’intero ciclo.
Tra le figure rappresentate compare anche Hasekura Tsunenaga, il samurai giapponese che arrivò a Civitavecchia nel 1615 durante la missione diplomatica inviata in Europa dal daimyō Date Masamune. La sua presenza negli affreschi non è decorativa: serve a legare la chiesa a un episodio reale della storia dei contatti tra il Giappone e lo Stato pontificio, passato proprio per il porto di Civitavecchia. Nello stesso programma iconografico trova posto anche Santa Fermina, patrona della città, a conferma del fatto che questa chiesa non parla solo del Giappone, ma mette in relazione due memorie religiose diverse dentro un unico spazio.
Vista nel suo insieme, la chiesa dei Santi Martiri Giapponesi è uno dei luoghi che meglio mostrano un volto meno prevedibile di Civitavecchia. In una città che di solito viene raccontata attraverso il porto romano, le fortificazioni papali e il traffico marittimo, questo edificio apre invece una prospettiva più ampia, fatta di missioni francescane, martiri del Giappone, arte sacra del Novecento e rapporti storici tra Mediterraneo e Asia. È un luogo raccolto, ma molto denso.
Fonti:
Comune di Civitavecchia, Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi.
Port Mobility Civitavecchia, Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi.
Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, articolo su Kizuna e sugli affreschi di Hasegawa.
Scheda biografica su Lucas Ryuzo Hasegawa.
Informazioni utili:
Durata consigliata:
20 min
3.2 km dal porto
Parzialmente accessibile
Come arrivare:
42.08607, 11.80135
Coordinate gps:




