Molo di San Teofanio e Torre del Lazzaretto
Storia
Seguendo il tracciato delle mura rinascimentali verso l’estremità del porto storico, il percorso conduce al Molo di San Teofanio e subito dopo al Molo del Lazzaretto, due luoghi contigui che aiutano a capire quanto il porto di Civitavecchia sia il risultato di stratificazioni molto antiche. Il primo conserva nel nome la memoria di Teofanio, conte di Centumcellae, figura ricordata da papa Gregorio Magno come amministratore stimato e uomo di carità; il secondo mantiene invece una presenza materiale molto più evidente, con il Fortino di San Pietro, noto come Torre del Lazzaretto, ultimo grande segno della difesa portuale romana ancora leggibile sul lato occidentale del bacino.
Il Molo di San Teofanio non colpisce per monumentalità quanto per il valore del suo nome e della sua posizione. Nella memoria locale richiama un personaggio vissuto tra VI e VII secolo, legato alla storia civile e religiosa di Centumcellae. Le fonti agiografiche ricordano che Gregorio Magno ne parlò con particolare stima, presentandolo come un governante giusto e misericordioso; da qui nasce anche la tradizione del profumo miracoloso sprigionato dalla sua tomba, episodio che appartiene alla devozione locale più che alla storia documentaria in senso stretto. In questo tratto del porto, quindi, il paesaggio marittimo si intreccia con una memoria religiosa molto antica, sopravvissuta soprattutto nei nomi dei luoghi.
Poco oltre si apre il Molo del Lazzaretto, che ha un rilievo storico e architettonico ancora più marcato. Le fonti del Comune e di Port Mobility lo descrivono come parte del progetto portuale voluto da Traiano e attribuito ad Apollodoro di Damasco. La struttura nasceva come difesa e insieme come elemento scenografico del bacino romano, in particolare della darsena, la parte più interna e riparata del porto. Qui sorgeva una torre che fungeva anche da faro interno, mentre il molo era attraversato da gallerie e canali pensati per favorire il ricambio delle acque ed evitare l’interramento del fondale. È uno degli aspetti più interessanti del sito: non si tratta solo di una rovina suggestiva, ma di un’opera che mostra ancora oggi la qualità dell’ingegneria portuale romana.
La cosiddetta Torre del Lazzaretto, o Fortino di San Pietro, sorge sui resti di quella struttura antica e per secoli ebbe un corrispettivo sul molo opposto, la torre del Bicchiere, oggi scomparsa. Le fonti locali concordano sul fatto che la torre superstite sia l’unica rimasta tra quelle che segnavano i moli del porto antico. Nel Seicento il complesso fu restaurato e affiancato da un edificio destinato alla quarantena degli equipaggi e dei passeggeri provenienti da aree sospette di contagio; fu soprattutto dopo l’epidemia di peste del 1656 che il fortino venne usato come ricovero per i contagiosi, e da questa funzione derivò il nome di “Lazzaretto”. Il canale scavato per isolarlo dal resto del molo appartiene proprio a questa fase di riuso sanitario.
Il molo, rettilineo e proteso verso l’esterno del porto, conserva ancora questa doppia natura: infrastruttura tecnica e luogo di veduta. Da qui si apre infatti una prospettiva molto ampia sul porto storico, sulla darsena e sulla Fortezza di Giulio II. Ma il suo valore non è solo panoramico. Tra il nome di San Teofanio, che richiama la Centumcellae tardoantica, e la Torre del Lazzaretto, che porta con sé la lunga storia del porto romano, dei restauri papali e delle quarantene moderne, questo tratto del porto riassume secoli diversi nello stesso spazio. La guerra interruppe bruscamente questa continuità: i bombardamenti del 1943 danneggiarono gravemente il fortino e cancellarono molte strutture annesse, lasciando in piedi solo una parte del complesso.
Per questo, letti insieme, Molo di San Teofanio e Torre del Lazzaretto raccontano molto più di una semplice passeggiata sul mare. Il primo conserva la memoria civile e religiosa della città antica; la seconda materializza l’eredità del porto di Traiano, poi trasformata nei secoli dal papato, dalle emergenze sanitarie e infine dalla distruzione bellica del Novecento. In pochi minuti di cammino si passa dalla devozione locale all’ingegneria romana, dalla storia urbana alla funzione sanitaria del porto. È uno dei punti in cui Civitavecchia si lascia capire meglio.
Fonti:
Comune di Civitavecchia, scheda Molo del Lazzaretto.
Port Mobility Civitavecchia, Il Molo del Lazzaretto.
Studio su San Teofanio con riferimenti a Gregorio Magno.
Fonte di contesto sul culto locale di Teofanio.
Informazioni utili:
Durata consigliata:
45 min
1.8 km dal porto
Parzialmente accessibile
Come arrivare:
42.09321, 11.78576
Coordinate gps:






